libri d'amore, romanzi rosa di Francesca Serafini

Perché scrivere rosa?

libri d'amore, romanzi rosa di Francesca Serafini


Perché no? La risposta mi esce sempre spontanea. Scrivere romanzi per me è una sorta di terapia per l’anima. Qualcosa di meraviglioso e tutte le volte sorprendente, capace di dare di colpo una visione differente del mondo.

Mi piace che chi legge si immedesimi nei personaggi, possa vivere attraverso loro emozioni e situazioni che mai penserebbe o potrebbe sperimentare nella vita reale. Scrivo romanzi rosa perché mi viene naturale come respirare, ed è altrettanto necessario, per me, farlo. Non potrei evitarlo neppure se lo desiderassi.

Inoltre, leggere del mondo interiore di eroi ed eroine di ieri e di oggi, finisce per arricchire il nostro mondo interiore. Le loro esperienze, quando soffrono, amano, hanno paura, lottano, perdono o vincono, diventano le nostre esperienze attraverso una sorta di immedesimazione; aiutandoci a vivere meglio. Ne sono profondamente convinta.

Pensateci un momento: internet oggi ha cambiato radicalmente le nostre vite. I social, i giochi on line danno modo agli adolescenti (ma non solo) di comunicare con gli altri. Mettersi alla prova in modi che non sarebbe possibile nella realtà, imparare a parlare lingue diverse. Confrontarsi con persone dall’altro capo del mondo, conoscere posti ancora mai visitati.

Prima della “rete“, magari a fine ‘800 o agli inizi del ‘900, solo un libro poteva mostrare alle persone quello che non avevano altro modo per conoscere. Se ci riflettete, la nascita dei romanzi rosa ha cambiato totalmente il modo di sentire della società. Le donne hanno pian piano raggiunto una maggiore consapevolezza. Prima conquistandosi una parte della letteratura dedicata, poi cominciando a scriverla loro stesse: donne che parlavano ad altre donne.

Questa è stata la rivoluzione fondamentale.

Fino a pochi anni fa la letteratura rosa, era considerata un genere letterario di serie B.

Non mi sento una scrittrice di serie B (in realtà devo ancora convincermi di essere diventata una scrittrice). Ho scelto consapevolmente di usare un linguaggio semplice, quasi naif, nei testi che scrivo. Il motivo? Il desiderio di poter comunicare con quante più persone possibile, cosa che non si riesce a fare, quando queste non capiscono il linguaggio utilizzato.

E gli uomini?

Se qualche anno fa, provavate a chiedere a qualche amico che genere di libri amasse leggere, non dovevate stupirvi se diceva di leggere saggi impegnati, biografie o libri che parlavano di giornalismo, politica, scienza e simili. Pare gli uomini, oltre a leggere molto meno rispetto le donne, cercassero letture dalle quali poter imparare qualcosa di utile o pratico.

Oggi non è troppo cambiata la situazione: fate una prova e vedrete che le risposte saranno pressoché simili.

Però nutro grandi speranze nel cambiamento, in quanto finalmente qualche uomo/ragazzo non si vergogna più di ammettere di leggere anche un libro d’amore ogni tanto. Addirittura molti scrittori famosi, ora scrivono romanzi rosa (anche se rifiutano tale definizione). Ancora ci sono molte resistenze nell’educare un maschio riguardo la sfera delle emozioni. Anzi, mi verrebbe da dire che manca proprio attualmente l’educazione all’intelligenza emotiva in generale.

Leggere un saggio impegnato o un romanzo rosa che parla d’amore è la stessa cosa. Entrambi arricchiscono le nostre vite, solo in campi differenti, ma ciascuno importante quanto l’altro.

Infine un’ultima riflessione: avete mai notato quanto la grande narrativa dell’ultimo secolo sia stata importante per l’arricchimento del nostro linguaggio?

Ebbene, spero i romanzi rosa ben scritti, parlando d’amore, dei motivi, i sogni dietro alle scelte dei loro personaggi, facciano altrettanto per la nostra sfera emotiva. Ci aiutino ad imparare a esprimere meglio ed essere più consapevoli delle nostre emozioni.

F.


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