Risvegli di mezzanotte...

Risvegli di mezzanotte…

Risvegli di mezzanotte...


L’atmosfera di Halloween che impazza un po’ ovunque in questi giorni, mi ha ispirato. Perciò ho deciso di innaugurare una nuova categoria del blog, quella dei miei “deliri creativi“, bozze scritte di getto ispiratemi da qualche fatto particolare e fermate sul foglio in quel momento. Spero che a voi lettrici (anche ai lettori) questo semplice pensierino per Halloween, piaccia. Questo delirio, è solo una bozza dell’incipit di una storia che ho in mente. Sarà gradita qualsiasi vostra impressione. Buon Halloween! 🎃🎃👻🎃🎃

31 Ottobre 2019, Mezzanotte

Un fremito.

Sì, quello è stato proprio un fremito.

Delicate come lo sbattere d’ali d’una farfalla, un paio di lunghe ciglia ricurve tremano.

Un sospiro. O è un sogno?

No, no, pare proprio un sospiro!

Può essere un sogno? Potrebbe

Un fremito coraggioso. Un altro sospiro leggero. Freddo. Tanto freddo. Sensazioni.

Voci sfuggenti nella memoria, ricordi vaghi, pensieri persi

Paura!

Un tocco. Un colpo. Un fremito. Una pulsazione.

Cosa è ? È un cuore. Un cuore che batte… di nuovo.

Un lampo.

Percezione. Un pensiero. Consapevolezza. Coscienza? Coscienza.

Un sussulto.

Nella fitta trama, intessuta dal tempo giacciono abbandonate dita affusolate. Una scossa. Un movimento. Un tremito a cogliere l’ignoto intorno.

Percezione. Qualcosa di freddo, morbido, umido, polveroso, morto. Stoffa. Vi si afferrano.

Odore.

Odore di muffa, polvere, sporco, di vecchio, di vento, di umido, di morte.

La coscienza arranca, si sforza, cede, fa fatica…

Lunghe ciglia fremono, decise, occhi sgranati nel buio vincono la resistenza di quella inconsistente sostanza polverosa.

L’ululato sinistro di un lupo lontano. Tremori irrefrenabili. Le pulsazioni accelerano. Labbra riarse si increspano, tremano, si socchiudono: aria. Finalmente un respiro solleva il torace in un ansito faticoso.

Rumore.

Rumori striscianti, impercettibili, spaventosi, prendono forme strane nel buio, cessano, riprendono lontani. Ansiti terrificanti, ansiti lievissimi. È un respiro, il suo respiro.

Tremando, gli occhi sbattono le ciglia e, la testa si volta cercando di perforare il buio completo che la circonda, oltre la regnatela sottile fatta soltanto di aria che l’avvolge in una trama fitta come il tempo.

Orrore.

Respira, avvolta in quel sudario velato che la trattiene. Un guizzo. Il rumore di un cuore che batte forsennato: è il suo. Si concentra, tenta, fallisce, s’intestardisce. Poi è seduta, scalcia via la tela disfatta dal tempo. Il buio minaccioso. Si ferma.

Confusione. Smarrimento

Ansia. Paura. Dolore. Freddo. Vita. Morte? Vita!

Confusione.

Respiro. Buio. Muffa. Silenzio assoluto. Dolore.

Nel buio pesante, una luce, effimera. È solo immaginazione? Fievole speranza.

Coraggio. Arranca, trema, si sforza, con coraggio si alza. Le braccia distese nel buio denso, verso quell’unica piccola speranza, tremando, stringendo le braccia intorno a sé, la diafana camiciola bianca, che ondeggia impalpabile nel nulla.

Qualcosa. È un muro? No, è ferro. È una porta!

Cerca, con una necessità impellente, la serratura. La trova. Si ferma, resta sospesa, in attesa.

Il lupo. Il lupo è solo, lo sente. Dolore. Anche il lupo prova dolore. Sorpresa. Prova dolore. Strazio. Solitudine, immensa solitudine. Compassione, comprensione. Stupore.

Il suo stesso dolore.

Le mani ricominciano la loro azione sulla serratura chiusa, la scuotono, la tirano, la spingono. Non si apre. 

Sconfitta. 

Lacrime calde si accumulano ai lati degli occhi, ancora appannati, tracimano da sotto le ciglia tremanti che celano uno sguardo sgomento nel buio antico. Le gambe, esili, cedono, due braccia stringono al petto, oppresso dalla paura, le ginocchia sbucciate. Singhiozzi brevi, accorati.

Un rumore, ancora, di nuovo quel rumore. Uno spiffero gelido la trapassa facendola tremare di più. Quello, ricorda, è il vento. Il vento che agita le fronde degli alberi. Sono le foglie che si toccano il rumore che sente. È il sospiro senza età del vento.

Coraggio. Le dita scarne si aggrappano al metallo freddo, si serrano su ogni appiglio, si tira in piedi. Resiste. Vertigine. Il petto si solleva in un respiro doloroso e profondo. Le mani corrono ancora a quella serratura chiusa. Fa forza, la agita, spinge: nulla. 

Riprova. Infine, uno scricchiolio metallico dei cardini che gemono, sommessi. Sta per cedere, spinge con tutte le sue forze, con tutta la sua disperazione, fino a perdere il respiro. Si ferisce, continua, non cede, grugnisce e spinge, piange e spinge e… clang. Ancora una spinta, la porta gira gemendo sinistramente sui cardini arrugginiti e finalmente si apre. 

Penombra. Penombra che è sentore di luce. Scalini ricoperti di muschio, risalgono dal profondo ventre della terra. Gambe malferme, mente confusa, mani ferite, occhi dolenti e, respiro doloroso. È ferma, immobile, sul bordo dell’ultimo gradino di pietra, avvolta dalla familiare luce argentea della luna. 

L’aria greve e fredda le sferza la pelle come le lame di un rasoio affilato, procurandole lo stesso intenso dolore. La camiciola le aderisce al corpo come un’impalpabile seconda pelle, i lunghi capelli selvaggi disegnano ghirigori nell’aria, l’erba fresca intorno ondeggia come un mare estraneo e quieto, profumato di vita notturna sconosciuta e di… morte. 

Due alberi, dominano i lati della scala, fremendo come lei di freddo ai sospiri del vento. Il quieto frinire dei grilli innamorati…

Dove è? Cos’è successo? Com’è arrivata lì?

Il suono di un lento addolorato carillon giunge fievole a tratti, portato a lei come eco lontano di una vita persa. Una triste melodia nota che parla al suo cuore di amori perduti e dolori che dovrebbe conoscere, ma non sa più.

Sussurri. Sussurri lontani, echeggiano nell’aria gelida… latori di ricordi importuni. Sussurri spaventosi.

Quella voce, la voce nota, ipnotica si disperde nell’aria…

Nuvole, bieche e strane, si rincorrono nel cielo cupo, che rimbrotta la luna luminosa con i suoi brontolii di tuono, ammaliandola con schegge di luce impazzite che scaglia, a tratti, lontano. 

Uno squarcio di luce lacera il cielo per un secondo. Rumore di acqua che scorre inquieta, scampando rapida al tuono feroce che la insegue, tetro e forte. Profumo di fresco, aria di pioggia che non cade.

La statua di un angelo bambino distende le sue ali abbandonate sul marmo di una lapide nella quale è incastonato il ritratto di un giovane. Fiori secchi, giacciono accanto al vaso di rame caduto davanti alla lapide di un signore anziano, ormai senza più una famiglia a ricordarsi di lui. Un lumino, tremulo, rende inquietante la dedica incisa su una lapide vicina, illuminandola a tratti.

Tu che sei caduto, rialzati, dammi la mano e incedi con me verso il tuo destino…”

Confusione. Sgomento. Paura.

Volge lo sguardo, ritraendosi istintivamente da quella vista di morte e di vita passata. La città buia, illuminata solo a momenti da flebili luci soffuse, come lucciole impazzite al chiarore azzurrino della luna, è davanti a lei, sotto la piccola collinetta di quel luogo di dolore dimenticato. 

Una sagoma imponente, immobile, la fissa, stagliata nella luce della luna. 

La vista la colpisce al cuore, ancora infreddolito, la ragione esita, si ritrae in luoghi più confortanti, il colore lascia quelle pupille dilatate, privandole della scintilla vitale che le ha appena rianimate, rendendole grigie e fredde, immobili, come prive di trama. Un tonfo sonoro, la carezza fresca dei fili d’erba umida, è questo ciò che sente da lontano, attratta da una sensazione che non sa spiegare.

Un tuono, improvviso, segue un lampo accecante. Annusa l’aria fresca della notte in cerca… di che cosa? Non saprebbe dirlo, ma deve farlo, sente che deve. Un aroma inconsistente giunge infine a stregare le sue narici frementi, in un modo che solo chi è come lui può capire. Frenesia. Una frenesia che non prova da tantissimo tempo, lo prende nelle sue spire infuocate, facendolo ansimare, bramoso di soddisfare quella necessità impellente. Che cosa prova? Che gli succede? Il suo corpo è in fiamme. Si ferma, cambia strada, segue il battito del suo cuore.

No! Segue quel battito impercettibile, che solo il suo orecchio è in grado di sentire. Corre. Minuti, attimi, ore? Non saprebbe dirlo, non ha importanza. Si ferma.

Un cancello di ferro battuto antico, con uno dei battenti sgangherato, pende sui cardini rotti. Circondato da cespugli incolti e spinosi, immette in un antico cimitero, luogo di dolore ormai dimenticato, che non visita più nessuno.

Perché il suo istinto, le sue gambe, il suo cuore ribelle e il suo olfatto fino lo hanno condotto qui?

Sospettoso, s’inoltra a passi decisi e lenti lungo la ghiaia di vialetti abbandonati, supera l’alto muro grigio che divide quel luogo dimenticato, dal mondo. Infine acquista la consapevolezza di ciò che i suoi sensi hanno percepito prima della sua mente. 

Una donna. Una donna è lì. 

I passi di colpo s’interrompono. Esala un sospiro sconcertato, sgrana gli occhi brillanti, percepisce di nuovo quell’aroma lieve che conosceva tanto bene nel passato, le labbra si spianano in un sorriso crudele, seducente, e spicca un balzo in avanti cominciando a correre come un predatore che ha finalmente fiutato il luogo dove si nasconde la propria preda, indifesa e, ambita.

Eccola!

Non è una donna, è Lei!

Il cuore accelera il ritmo nel petto soddisfatto, le gambe rallentano in passi agili e misurati. Si ferma.

Resta a guardarla, pieno di qualcosa, che nel tempo ha dimenticato come si chiama. Il cuore esultante, l’animo che si rattrappisce pieno di dolore, gli occhi che ardono intensamente, posati su quell’esile figura smunta, tremante, ferita, e viva contro ogni previsione, contro ogni possibilità o certezza. Un’esile figura di donna che si staglia impavida contro il vento freddo, fissando la città sotto l’incombente tempesta.

Due occhi, ombrosi, che si volgono, ancora appannati dal recente risveglio.

Uno sguardo, che ha un lampo di temporanea imprevista consapevolezza nel vederlo. Consapevolezza che non può sopportare. Lo sguardo esprime un grido atterrito, muto, la bocca si apre senza emettere suono.

Quegli occhi perdono il loro splendore, diventano vitrei ed estranei mentre la scintilla di vita che li ha animati scompare.

Un tonfo attutito dalle foglie sull’erba, e lei è lì stesa ai piedi di quella frondosa quercia secolare. Niente altro che un mucchietto di ossa, carne e, sogni perduti nel tempo…

Il suo amore.

(continua…)

F.


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